Siya Kolisi e la convivenza possibile

Starting the week off as the World Champions #StrongerTogether

Rossana non arrenderti! Questa la frase che mi ripeto quando sono stanca ed esausta. “Non arrenderti perché non ne vale la pena la vita è troppo bella e stupefacente per mandare tutto a ramengo e decidere di vivere sull’isola deserta”.

Eppure comincio seriamente a pensare di voler vivere sull’isola deserta!

Non è facile per chi, come me, crede che la bellezza della vita sia racchiusa nella diversità vivere in questa Italia o per lo meno nell’affresco che del nostro Paese fanno i mezzi di comunicazione.

Mentre in Italia allo stadio la curva fa “buuh” a Balotelli per il colore della sua pelle dall’altra parte del mondo il primo capitano nero della nazionale sudafricana di rugby alza la coppa dei campioni del mondo.

Mario Balotelli

Siya Kolisi maglia numero 6 «la stessa di Pienaar, lo storico capitano del primo mondiale vinto dagli Springboks, nel 1995, il primo del dopo apartheid. Quello con Mandela in tribuna – scrive Carlo Baroni sul Corriere e prosegue – Kolisi è la rivoluzione mite. Quella che voleva Mandela. Un passo per volta e poi ti accorgi che stai correndo e ti volti e guardi fiero la strada già percorsa. Kolisi non è un uomo da proclami. È un testimone. Il volto di un’epoca nuova. Di una convivenza possibile. Dopo aver alzato la Coppa del mondo, è piu facile».

Già perché le rivoluzioni sono silenziose e nessun muro di razzismo o di paura può fermarle.

Secondo i dati Istat pubblicati lo scorso 17 ottobre nel 2018 sono stati rilasciati 242.009 nuovi permessi di soggiorno, il 7,9 per cento in meno rispetto all’anno precedente. La diminuzione è in larga parte riconducibile al calo dei permessi rilasciati per richiesta asilo che sono passati da quasi 88 mila e 500 nel 2017 a meno di 52 mila e 500 nel 2018 (-41,9 per cento).

I cittadini non comunitari in Italia continuano comunque ad aumentare, anche se di poco: al 1° gennaio 2019 sono 3.717.406 (3.714.934 nel 2018). L’Italia ha circa 60 milioni di abitanti. Quindi fate un po’ voi le proporzioni.

Il Ciccio bello nero

Intanto io resto la stessa di quando ero bambina e offrivo da mangiare a tutti con in braccio il mio Ciccio Bello Nero regalo di Zia Maria una signora che frequentava la casa di mia nonna e che era praticamente analfabeta. Mi voleva un mucchio di bene Zia Maria e un anno decise di regalarmi un Ciccio Bello Nero forse l’unico venduto dal giocattolaio del mio paese. Eppure quel semplice gesto mi ha cambiato la vita perchè da lì è iniziata la mia incapacità di percepire la diversità soprattutto fra gli esseri umani….ma questa è un’altra storia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *